Loredan Gasparini | Il “frutto” della vite come “frutto” di cultura

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    Lorenzo e Giancarlo Palla, Titolari
  • Il “frutto” della vite come “frutto” di cultura
    Loredan Gasparini
  • "Il frutto della vite come frutto di cultura"
    Loredan Gasparini
  • Il “frutto” della vite come “frutto” di cultura
    Loredan Gasparini
  • " Il “frutto” della vite come “frutto” di cultura"
    Loredan Gasparini_Lorenzo Palla

Il territorio di Venegazzù, 50 km a nord di Venezia, è sempre stato vocato alla produzione di vini di pregio, tanto che nel lontano 1590 lo storico Bonifacio ne tesseva le lodi nella sua “Historia Trevigiana”. Così negli anni ’30, il Conte Loredan, diretto discendente dei Dogi Loredan, intuendo perfettamente le potenzialità delle sue terre, mise a dimora dei vigneti concepiti solo per produrre vini di pregio. Nel giro di pochi anni l’azienda divenne una vera rivelazione del panorama vinicolo. Il famoso Venegazzù del Conte Loredan Gasparini è stato sicuramente il primo grande taglio di cabernet-merlot prodotto in Italia. Nel tempo, questi vini sono diventati dei veri e propri simboli dell’enologia internazionale. Basti pensare che la famosa enciclopedia Treccani, pilastro del sapere italiano, ha appositamente identificato sotto la voce “Venegazzù” il nome di “… un vino pregiato rosso da tavola prodotto in quantità limitate nella zona di Venegazzù”.
Dunque, un vero e proprio cru.

Abbiamo parlato con Giancarlo e Lorenzo Palla, titolari Loredan Gasparini.

Cultura dell’ambiente, lifestyle, valorizzazione del legame vitigno-territorio, piacere della tavola…molti sono gli ambiti che il vino “abbraccia”. Come promuovete e valorizzate questi aspetti culturali?
Operiamo su fronti molto diversi: da un lato c’è il lavoro legato alla cultura dei vigneti e della sostenibilità, non ancora ampiamente promossa, ma che noi sviluppiamo nel quotidiano. Adottiamo, infatti, una linea di difesa delle viti in cui sposiamo un “protocollo viticolo” ambientale promosso dal Consorzio Tutela Vino Conegliano Valdobbiadene che prevede l’eliminazione dei prodotti ritenuti più dannosi. La cultura della sostenibilità viene diffusa tra i nostri operatori grazie a corsi e aggiornamenti continui ed implica una visione di lungo periodo che riteniamo ormai debba essere qualcosa di naturale e non eccezionale per tutti i produttori. C’è poi una forma di cultura intrinseca alla nostra azienda, una parte importante della nostra identità che mantiene la tradizione e il forte legame con la viticultura iniziata dal Conte Loredan nel secolo scorso del quale replichiamo le piante di allora per mantenere la continuità produttiva.

Ritenete strategica la contaminazione culturale e la sinergia fra “mondi diversi” ?
Il vino è fortemente legato al mondo delle passioni, così come l’arte e la musica.
I nostri estimatori sono persone che fanno ricerca sul vino e ciò avviene soprattutto in momenti legati allo svago, alla convivialità dove la cultura del vino crea un forte connubio con le diverse espressioni artistiche.

Ricerchiamo qualità e sosteniamo eventi e collaborazioni In linea con la nostra visione.
Ad esempio, abbiamo sostenuto gli “Aperitivi in musica” a Santa Caterina a Treviso e gli Incontri Asolani, serate ad Asolo presso le chiese per l’ascolto di musica da camera.
Cerchiamo sempre una relazione con il nostro territorio anche creando sinergia con altre realtà che condividono gli stessi nostri valori ad esempio con Arper, Elektra, Casearia di Carpenedo e Zizzola.
Amiamo creare legami con il mondo creativo ed artistico del territorio, abbiamo esposto un’opera dell’artista e scultore Simon Benetton nella nostra cantina; l’architetto Marco Zito, docente presso lo IUAV di design del prodotto ha disegnato per noi una bottiglia; per il futuro stiamo pensando ad un lampadario veneziano per dare risalto al mondo del vetro legato alla bottiglia.
Insieme alla Tipoteca italiana, Il più importante polo museale italiano sull’arte della stampa e della tipografia, abbiamo prodotto etichette con vecchi font degli anni 60 stampate con caratteri in legno su carta degli anni 60.

L’etichetta di Tono Zancanaro ha aperto una strada per un’interazione diretta tra arte e produzione. Pensate che sia un legame da sviluppare?
È una strada che cerchiamo di tenere sempre aperta e di rinnovare. Loredan era stato lungimirante negli anni 60 e aveva tratto ispirazione dalla Francia che già promuoveva un legame tra mondo del vino e spirito artistico. Esempio più recente, sono i quadri dipinti per l’azienda dal pittore Bertazzon con le varie essenze del vino e che ispirano una delle nostre nuove etichette.

Ritenete che oggi, come nell’antichità, bere vino sia prima di tutto un atto di cultura?
Per noi sì. Il vino nei secoli era parte dell’alimentazione. Ora è diventato qualcosa di più edonistico, collegato al lifestyle, allo star bene e alla conoscenza della cultura che supporta questi prodotti. La curiosità del vino porta a viaggiare e a conoscere, quindi, per l’appassionato, il bere è un atto di cultura.

Contatti
www.loredangasparini.it

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