MAISON 203
Cultura progettuale, ricerca continua e stampa 3D
Un brand di gioielli e accessori che traccia la via verso un nuovo rinascimento industriale

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    LuciaDeConti_OrlandoFernandezFlores

 

 

Dalla realtà digitale alla concretezza della materia attraverso la stampa 3D: modi contemporanei di realizzare i gioielli, in cui capacità progettuali, creatività e algoritmi si uniscono in perfetto equilibrio e conducono a una libertà formale potenzialmente infinita.
Maison 203 – brand nato nel 2011 dall’intuizione della coppia internazionale di designer
Orlando Fernandez Flores e Lucia De Conti – progetta, produce e distribuisce collezioni contemporanee di gioielli e accessori realizzati attraverso la tecnologia innovativa della stampa 3D. In Maison 203 protagonista è il design, e la creatività è sinonimo di sperimentazione e di interazione progettuale, grazie alle numerose collaborazioni con studi di design emergenti e affermati.

Abbiamo parlato con Lucia De Conti e Orlando Fernandez Flore designer e fondatori di Maison 203.

Ci potete raccontare come la cultura è la piattaforma fondamentale su cui genera impresa e valore economico Maison 203?
La cultura è, certamente, uno degli elementi fondanti l’attività di Maison 203, che si traduce nella grande attenzione rivolta alla dimensione progettuale, anima e motore trainante del nostro brand. Per questo ci piace collaborare con i designer che riteniamo più colti – nel senso di più preparati rispetto alla cultura del progetto – per creare assieme a loro dei concept sempre nuovi, sintesi delle nostre reciproche capacità di ricerca. Le ispirazioni che i designer portano alle soluzioni formali sono sempre sorprendenti: infatti l’associazione tra natura e tecnologia è una delle tematiche più ricorrenti nelle nostre collezioni. Forse perché nel mondo naturale si trovano strutture matematiche di ogni tipo, questo riferimento diventa spesso un’ispirazione per i designer che si misurano con la stampa 3D e la sua infinita libertà creativa, approdando ogni volta a risultati formali diversi: penso ad esempio alla clutch Armure che si ispira ai frutti dei cipressi, o alla collezione Penrose che riprende una tassellatura matematica per creare un effetto dinamico e quasi floreale.
Del resto, credo, che ognuno di noi riesca a creare in base a quello che conosce, per questo motivo Lucia ed io contaminiamo il nostro lavoro collaborando con persone dalla formazione molto diversa, non solo designer, quindi, ma anche fotografi, grafici e addetti stampa: l’insieme di tutte queste professionalità dà vita ai nostri progetti, con i quali cerchiamo di creare cultura ed economia.

Quali “circuiti” virtuosi si innestano tra cultura, occupazione, ricerca, formazione … all’interno della vostra organizzazione?
Tutte queste parole per noi hanno una valenza quotidiana, fanno parte di quelle prassi che cerchiamo di attuare ogni giorno. In primo luogo creiamo cultura attraverso il progetto e poi, partendo da questo, sviluppiamo lavoro per tutte le persone che ruotano attorno alla nostra realtà, dai fornitori fino alla rete finale composta dai rivenditori. A questi ultimi si aggiunge il nostro primo store a Venezia, inaugurato quasi un anno fa, di cui siamo molto orgogliosi: per celebrarne l’apertura abbiamo creato, in collaborazione con Zaven, una collezione di souvenir di design, legati alla città e ai suoi aspetti meno turistici, un’operazione che, ancora una volta, riconduce la cultura in primo piano nel nostro lavoro.

Guidati dalla nostra formazione professionale siamo, inoltre, molo attenti alla ricerca relativa a materiali, finiture e forme. Con la stessa attenzione cerchiamo di guidare il personale che collabora con noi in un percorso di crescita che coinvolge inevitabilmente il design, la moda e le arti: tutte discipline fondamentali per comprendere il lavoro che portiamo avanti.

La contaminazione culturale e le sinergie fra “mondi diversi” ritenete possano dare un contributo strategico e determinante nello sviluppo del vostro prodotto?
Nella nostra epoca crediamo sia fondamentale la contaminazione fra diverse discipline. Cerchiamo di farlo, in primis, attraverso la collaborazione con diversi designer ma anche attraverso il coinvolgimento degli artigiani: ne è un esempio la nostra clutch Armure Leather, la cui superficie è rivestita in pelle – attraverso un lavoro completamente manuale – da un abile maestro artigiano. Crediamo anche nella contaminazione con discipline molto più tecnologiche: stiamo infatti lavorando, tramite studi interdisciplinari, alla creazione di software con interfacce user friendly che permetteranno la totale customizzazione dei nostri gioielli.

Possiamo definire il vostro lavoro quale riferimento virtuoso di “un’impresa” che opera nella cultura della Manifattura 4.0?
Vorrei credere di sì! Penso che Maison 203 faccia pienamente parte di quei brand che tracciano, attraverso il loro lavoro, la via da percorrere verso un nuovo rinascimento industriale, composto da realtà in grado di produrre in base alle effettive necessità e non necessariamente lotti minimi e che, proprio attraverso la possibilità di produzione in piccole quantità, riescono ad adattarsi alle richieste di mercato, hanno l’abilità di sapere offrire, accanto alla propria presenza offline, anche i propri servizi online e, soprattutto, riescono a far confluire la produzione tecnologica con l’artigianato. Noi ci ispiriamo a tutti questi paradigmi per cercare di percorrere la strada di una nuova manifattura italiana.


 

CONTATTI:

www.maison203.com

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